Storia della filosofia islamica. Dalle origini ai nostri giorni
(Éditions Gallimard,
Paris, 1964, 1974, 1986; Adelphi edizioni, Milano 1973 e 1989. Traduzioni di
Vanna Calasso e Roberto Donatoni)
Contenuto:
La vicenda del
pensiero islamico non solo attraverso le figure che ebbero immensa influenza in
Occidente, come Avicenna e Averroè, ma in tutte le sue molteplici, affascinanti
ramificazioni, molte delle quali pressoché ignote fra noi prima di questo libro.
"Corbin si muove in
mezzo ai tempi sconvolti della storia sacra eterna, del groviglio trascendente
degli eventi sacri, con grande familiarità: sa che altri piani esistono" (Guido
Ceronetti)
Corpo spirituale e Terra Celeste.
Dall’Iran mazdeo all’Iran sciita
(Éditions Buchet / Chastel, Paris, 1979; Adelphi
edizioni, Milano, 1986. Traduzione di Gabriella Bemporad)
Contenuto:
Quando apparve nella sua
prima versione (1960), questo libro suonava come un tentativo sconcertante di
collegare e articolare categorie del remoto Iran mazdeo, cifrate e ostiche, con
altre dello sciismo, di cui ben poco si sapeva. Oggi si può dire di Corpo
spirituale e Terra celeste che è stato un vero punto di partenza, ma non già
soltanto per l’audacia della prospettiva storica. Essenziale è qui l’elaborarsi
di una concezione dell’immaginazione a cui poi molti hanno attinto, per la sua
grandiosità e perspicuità. Qui si traccia per la prima volta una «carta
dell’Immaginale». Per intendere la novità dell’impresa, basti pensare che la
parola stessa «immaginale» è stata introdotta da Corbin. E di una parola nuova
c’era davvero bisogno da quando, in Occidente, «tra le percezioni sensibili e le
intuizioni o le categorie dell’intelletto il luogo era rimasto vuoto». Si
trattava appunto del luogo della Imaginatio vera dell’alchimia, della
immaginazione attiva, di quell’«intermondo tra il sensibile e l’intelligibile»
la cui «scomparsa porta con sé una catastrofe dello Spirito». Quel luogo della
conoscenza, e di una conoscenza a noi preclusa, è l’«ottavo clima» dove appaiono
le città mistiche di Jabalqa, Jabarsa e Hurqalya. Nessuna civiltà è stata pari a
quella iranica nello sviluppare questa «geografia immaginale». Dai mirabili
paesaggi, puri archetipi di una natura visionaria, sino alle pagine esaltanti di
Sohravardi o di Molla Sadra, l’Iran ci ha offerto la guida più dettagliata alla
«Terra di Hurqalya», «mondo attraverso cui si corporizzano gli spiriti e si
spiritualizzano i corpi», luogo della realtà epifanica. Sino a questo libro di
Corbin ben poco era filtrato di tali tesori – e la seconda parte dell’opera ci
offre anche una doviziosa antologia di testi iranici su questi temi, per la
prima volta tradotti. Ma l’effetto sovvertitore di Corpo spirituale nel suo
insieme è dovuto non soltanto alla novità dei materiali. Qui assistiamo,
innanzitutto, al dispiegarsi della prospettiva di Corbin. L’autore stesso la
definiva «fenomenologica», in contrasto con ogni storicismo. Ma, più che a
termini occidentali, occorrerebbe riferirsi, per definire il procedimento di
Corbin, a quella «ermeneutica per eccellenza indicata dalla parola ta’wil, che
letteralmente significa “ricondurre una cosa alla sua fonte”, al suo archetipo,
alla sua realtà vera». Qui il ta’wil è al tempo stesso l’oggetto del libro e il
metodo del suo autore, come anche dovrebbe diventare il percorso di ogni
lettore. Così ci avvicineremo finalmente all’Albero dell’Immaginazione, di cui
dice il Corano che può essere «l’Albero benedetto» o «l’Albero maledetto».
«L’immaginario può essere innocuo; l’immaginale non lo è mai». La presente
traduzione è condotta sul testo interamente rivisto dall’autore e pubblicato nel
1979.
Indice - Sommario
Prologo
I. CORPO SPIRITUALE E TERRA CELESTE
1. Imago Terrae Mazdea
2. La terra mistica di Hurqalya
II. Scelta di testi tradizionali
Indice
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